Asana

Asana

Cosa rende buona la pratica?

Quando l’Ashtanga yoga è praticato nello stile Mysore, gli studenti di tutti i livelli di pratica sono uno accanto all’altro. Mentre condividono per lo più la stessa sequenza di posture, le differenze fra le loro pratiche appaiono evidenti. Per alcuni, piegare il corpo risulta facile, per altre persone invece l’età, gli acciacchi, gli infortuni, le dimensioni del corpo etc.etc. rendono le cose più difficili.

Ogni studente incontrerà delle sfide personali lungo la strada e saranno proprio queste sfide che renderanno la pratica gratificante.

È prassi comune fra gli studenti buttare lo sguardo in giro per la stanza e, vedendo altri praticare,  trarre conclusioni su quanto e come si è progrediti nella sequenza, come si eseguono le asana, quanto sono “avanzati” o meno. Ma la domanda che ci si dovrebbe porre sempre è invece la seguente: come sto vivendo la pratica adesso? Bene? Allora è tutto a posto! Male? Malissimo? Allora cambia qualcosa! Subito!

Come insegnante spesso dico agli studenti che i migliori sono quelli che si presentano tutti i giorni o tutte le volte che possono. Credo che lo yoga sia nell’azione. Quando si pratica si fa lo sforzo sincero di fare del proprio meglio, indipendentemente dal fatto che le posizioni possano sembrare affrontabili oppure no. Ma la roba importante è quello che accade all’interno di colei o colui che pratica.

Quindi, considerando questo, per essere un bravo studente di yoga è necessario fare uno sforzo ulteriore che quello di mettere i piedi sul tappetino ogni giorno. La mente del praticante ha bisogno di fermarsi e concentrarsi su tre cose ugualmente importanti – il respiro, la postura e dhristi (il guardare verso un punto fisso). Naturalmente in alcuni giorni siamo più concentrati rispetto ad altri, ma il notare queste differenze è uno dei percorsi dello yoga.

Finisce lì? È sufficiente portare il corpo e la mente sul tappetino ogni giorno? Beh, no .

L’ insegnamento di Sri K. Pattabhi Jois pone l’asana come fondamento della nostra pratica. È sia l’ inizio del viaggio che il viaggio stesso. È il fondamento che ci dà la stabilità necessaria per crescere e sviluppare la nostra evoluzione. In definitiva, si dice, lo yoga è per l’auto-trasformazione. Quindi se la nostra pratica o quella della nostra vicina sia buona o meno, è del tutto irrilevante. Forse la domanda da porsi è se la pratica di yoga ti avrà dato degli spunti per vivere al meglio la tua vita! Questa è però, una risposta che non ha bisogno di parole. Deve essere sperimentata attraverso la vita stessa della persona. Le sensazioni, le emozioni, le esperienze che accadranno e come si reagirà ad ogni evento della giornata saranno la cartina di tornasole della qualità della nostra pratica.

 

Asana ultima modifica: 2014-11-09T16:01:31+00:00 da Luca Postacchini

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